C’era una volta una campagna vicino Napoli dove vivevano un bambino di nome Leo e suo padre. Entrambi venivano da molto lontano. Nel suo paese il padre di Leo era un maestro di Samurai, ma in Italia lavorava la terra in campagna.

Appena arrivato in Italia, il padre di Leo nascose sotto terra un amuleto e nessuno sapeva a cosa serviva. Ogni settimana un gruppo di persone faceva visita a casa di Leo minacciando il padre con le pistole pretendendo il pizzo. Il padre di Leo, per poter pagare il pizzo e per mandare il figlio a scuola, era costretto a lavorare la terra tutto il giorno e a volte anche la notte.

Una sera il padre di Leo uscì nel campo per raccogliere le verdure per preparare la minestra a suo figlio e si accorse che le piante erano diventate tutte marce, erano morte. Disperato e arrabbiato per il fatto che non poteva preparare da mangiare per Leo, il padre iniziò a scavare con la pala e si accorse della presenza di un contenitore di rifiuti tossici. Il padre di Leo non sapeva davvero come fare perché le verdure del campo erano l’unico modo per loro per guadagnare dei soldi e senza verdure, niente soldi. Un giorno la camorra tornò per chiedere di nuovo il pizzo, ma il padre di Leo non aveva più soldi e cosi i camorristi diedero una settimana di tempo per trovare i soldi, minacciandolo che se non li avesse trovati li avrebbero uccisi. Non riuscendo a trovare i soldi, il padre di Leo decise di insegnare al figlio alcune mosse da Samurai e mostrò al figlio dove si trovava l’amuleto e di indossarlo se gli fosse successo qualcosa di male.

Trascorse una settimana e i camorristi tornarono a casa di Leo per prendere i soldi, ma il padre non li aveva. I camorristi allora decisero di rapire il padre e di rinchiuderlo in una delle prigioni presenti nel castello della città: Castel dell’Ovo. Leo, rimasto solo non si disperò e andò immediatamente a cercare l’amuleto per seguire le istruzioni che gli aveva dato il padre. Iniziò a scavare la terra con le mani nel punto che gli aveva mostrato il padre e trovò un cofanetto dentro il quale c’era l’amuleto. Lo mise in tasca e a piedi si incamminò verso la città. A scuola aveva sentito parlare di questo castello cosi pensò di andare lì. Quando arrivò al castello riconobbe alcuni degli uomini che avevano rapito il padre e cosi decise di indossare l’amuleto. Appena lo mise al collo una invincibile armatura da Samurai avvolse il suo corpo e la sua mano impugnò una grande spada. Divenne così Leo il Samurai. Con questa armatura e con tanto coraggio, Leo decise di entrare nel castello per liberare il padre. Appena lo videro i camorristi iniziarono a sparare con le pistole ma Leo riusciva con la sua spada a parare tutti i colpi. Ogni camorrista che gli si avvicinava veniva sconfitto e Leo il Samurai riuscì ad arrivare fino alla cella dove era rinchiuso il padre. Mentre stava per liberarlo, il capo dei camorristi, che indossava anche lui un’armatura, colpì Leo. Iniziò un duro combattimento non facile per Leo. Ma il padre dall’interno della cella gridò a Leo il Samurai di usare qualcuna delle mosse segrete che gli aveva insegnato prima di essere rapito. Cosi Leo il Samurai non perse tempo e in sequenza utilizzò le mosse segrete una dopo l’altra, non dando alcuna possibilità di scampo al capo dei camorristi, la cui armatura andò in frantumi. Dopo aver messo in fuga il capo dei camorristi, Leo il Samurai liberò il padre dalla prigione, e appena si tolse l’amuleto scomparve anche l’armatura con la spada.

Quando Leo e suo padre tornarono a casa quest’ultimo mise di nuovo l’amuleto sotto terra e improvvisamente tutte le piante ridiventarono verdi e ricominciarono a vivere. Da quel giorno il padre di Leo tornò a lavorare la terra e le sue verdure diventarono le migliori e richiestissime in tutta la città. Cosi Leo e suo padre decisero di aprire un negozio di verdure a Mergellina. Le cose tornarono ad andare bene e Leo potè finalmente tornare a scuola, dove sul muro dei ragazzini avevano disegnato un grosso Samurai, il nuovo eroe della città.

                                                                                                                                                                 Favola scritta dai ragazzi UndeRadio dell'I.C. Casanova - Costantinopoli di Napoli


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UndeRadio; camorra; Napoli;

I.C. “Casanova – Costantinopoli”

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